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Termini Fondamentali riferiti all’uso del corpo nel karate – Parte I

Esistono termini poco conosciuti (e spesso mal interpretati) che nel Karate, soprattutto quello di Okinawa, descrivono l’uso del corpo in collegamento alla gestione di energia, forza e potenza.

1) GAMAKU (がまく): In parole semplici, nel Karate, è quell’insieme di muscoli che permette il trasferimento di energia dagli arti inferiori e dalle anche agli arti superiori e viceversa (ma non solo questo). Talvolta chiamato “centro”, gamaku corrisponde al kua (胯) delle arti cinesi. A riguardo i classici dei Tai Chi Chuan recitano:

L’energia è radicata nei piedi, si trasferisce attraverso le gambe, è diretta al torso e appare nelle mani e nelle dita.

Se raffiguriamo il corpo umano con due triangoli, uno inferiore (costituito dalle gambe) e uno superiore (torso, spalle e braccia), questi si incontrano al centro del corpo, e la loro connessione avviene per mezzo della colonna vertebrale, mentre il “centro” tiene unite le parti, ne consente la stabilità e permette di trasferire la potenza dai muscoli delle gambe alla parte superiore del corpo e alle braccia, tanto che spesso nei dojo si dice di “usare il centro” o “metterci gamaku” per eseguire efficacemente le tecniche.

Entrando più nei particolari, tra i muscoli principali che compongono gamaku ci sono tutti quelli della fascia addominale: trasverso addominale, retto addominale, addominali obliqui interni ed esterni, multifido, erettori spinali, diaframma. Con un ruolo minore ci sarebbero anche lombari, rotatori profondi, muscoli cervicali, retto anteriore e laterale della testa.
Anche se così sembra rispecchiare il termine giapponese “koshi” ( vita, fianchi, lombi, lombare ), a differenza di questo gamaku è ben più di una semplice designazione fisiologica, perché implica l’attivazione di contrazioni e rilassamenti equilibrati e interconnessi. È per questo che utilizzando gamaku, anche con movimenti minimi, si è in grado di generare una grande energia e questo atto è detto “chinkuchi”, col quale si ottiene la massima potenza possibile, ma con il minimo sforzo. Oltre ad essere utile nella generazione di energia, gamaku è indispensabile per l’equilibrio e per il concetto di centro di gravità del corpo umano.

2) CHINKUCHI (チンクチ): Termine in uchināguchi (la lingua di Okinawa), dove チン = muscolo/tendine, ク = osso, チ = energia (chi, come energia o soffio vitale 氣).
Chinkuchi si riferisce ad una scarica di potenza esplosiva, equivalente, nelle arti cinesi, al “fajin” (發勁, lanciare l’energia). Un classico esempio di fajin/chinkuchi è il celebre “pugno da un pollice” di Bruce Lee, che trova somiglianza con il giapponese “issun (一寸) ryoku (力)”, dove issun indica la distanza di un “sun” (3,03 cm), ma anche una breve frazione di tempo, e ryoku “forza, potenza”. Chinkuchi, del resto, permette di generare una grande potenza anche con un percorso della tecnica brevissimo. Per ottenere il chinkuchi, si devono coordinare perfettamente in un singolo istante tutti i muscoli, i tendini e i legamenti che compongono gamaku, più la respirazione e le intenzioni mentali. Un perfetto esempio di chinkuchi si ha quando si lancia un fortissimo, incontrollabile starnuto. Per esempio: tirando un colpo di pugno, il movimento parte da uno stato fisico rilassato, appoggiandosi al “centro”. È da lì, non dalla spalla, che il pugno è lanciato verso, o meglio oltre, il bersaglio con un’accelerazione costante, coordinando tutto il corpo e sfruttando le articolazioni per indirizzarlo correttamente. Subito dopo l’impatto si ritrae la mano tornando a uno stato rilassato, un po’ come quando si usa una frusta facendola schioccare.

Higaonna Morio, 10° dan Karate Goju-ryu, ha dato una precisa definizione di chinkuchi:

Chinkuchi descrive la tensione o la stabilità delle articolazioni del corpo per una solida posizione,
un colpo potente, un forte bloccaggio. Ad esempio, quando si colpisce, le articolazioni del corpo
vengono bloccate per un istante e la concentrazione è focalizzata sul punto di contatto. La
posizione viene resa salda bloccando le articolazioni della parte inferiore del corpo (caviglie,
ginocchia, anche) e facendo presa sul pavimento con i piedi (radicamento). Così un rapido
movimento libero e sciolto (morbido), improvvisamente bloccato per un istante (duro), trasferisce
(o assorbe) tutta la potenza. Nell’istante immediatamente seguente la tensione viene rilasciata, e
si è pronti al movimento successivo.

Qui Higaonna descrive soprattutto il momento del contatto con il bersaglio, ma chinkuchi
comprende anche una parte iniziale statica, il lancio e come viaggia la tecnica.

Ricapitolando, si può dire che si parte da un atteggiamento fisico rilassato, dal quale si “lancia” la tecnica, con un movimento costantemente accelerato, come si fa quando si tira una “frustata”, coordinando tutto il corpo. All’impatto si bloccano per un attimo tutte le articolazioni e, immediatamente, si torna allo stato rilassato iniziale.
In altri termini, si può parlare di un allineamento strutturale che culmina in una chiusura della catena cinetica associata ad un radicamento a terra, il tutto compreso in un ciclo strutturale morbido/duro/morbido.

3) ATIFA (衝撃波): letteralmente “Onda d’urto”. È generata da un’istantanea tensione muscolare al momento dell’impatto tra la tecnica (ovvero la parte del corpo utilizzata per portare un colpo) e il bersaglio, che permette di trasferirvi interamente l’energia.

Descrive la fase di contatto con il bersaglio all’interno dell’esecuzione di chinkuchi, chiamata anche “chiusura” della tecnica. Praticamente, atifa è il prodotto finale che deriva dall’utilizzo di chinkuchi, che, a sua volta, è fisicamente basato su gamaku.