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Kokuchokai – Hombu Dojo

Breve storia del Kokuchokai e dei suoi cigni neri

KOKUCHOKAI” dovrebbe essere ufficialmente tradotto come “Associazione dei Cigni Neri”, anche se, più che una fredda associazione, sarebbe da definirsi come un “Gruppo”, o una “Compagnia” di amici accomunati dalla stessa passione.

Il perché di un nome tanto curioso (“Cigni Neri”) è storia lunga, che viene da lontano, (e lo racconterò in fondo a queste righe…) mentre quella del concetto di “gruppo” risale giusto a un po’ più di 50’anni fa, nella Genova del 1972, quando alcuni ragazzi, tutti amici tra loro, si appassionarono per caso al Karate.

Come scoprirono presto, era quello originale di Okinawa, in particolare della scuola Shorinji-ryu di Nakazato Joen O-Sensei, e si deve dire che anche questo tipo di Karate ha una storia lunga, anzi lunghissima davvero, e arriva veramente da molto lontano, moltissimo, nel tempo e nello spazio.

A quanto pare, questi pionieri (tra cui il m° Roberto Gonella, presto seguito dai mi Vezio Focacci e Ugo Cardini), anche se allora lo ignoravano, furono i primi a praticare il Karate di Okinawa in Italia, dove invece erano già diffuse scuole giapponesi, come Shotokan, Wado-ryu e Goju-ryu, più orientate però ad un’ottica sportiva, a differenza degli scopi concreti di quel Karate, essenziale ed efficace, che da subito li aveva coinvolti.

Negli anni, il gruppo crebbe, si consolidò e si aprì, approfondendo sempre più le proprie radici, ma anche rapportandosi con differenti scuole e stili di Karate o di altre Arti Marziali, finché, nel 2015, si costituì ufficialmente nella A.C.S.D. (Associazione Culturale, Sportiva e Dilettantistica) KOKUCHOKAI GENOVA, che ancora oggi studia e propugna la diffusione del Karate Shorinji-ryu, in tutti i suoi aspetti e secondo le indicazioni del Caposcuola, Oyakawa Hitoshi Sensei, allievo diretto di Nakazato O-Sensei.

E questa volontà, dettata dalla passione nell’Arte, ha portato ad unirsi in questo bellissimo “viaggio” altri entusiasti di differenti parti d’Italia, come il m° Alessandro Calamai di Livorno, e il m° Giuliano Recinelli di Fiumicino con i loro dojo: due realtà vive e vivaci, garanzia di un grande futuro nella trasmissione del Tode originale.

L’origine del nome

“Cigni” viene da un’idea del m° Alessandro Mancioppi, che suggerì di ispirarsi alla storia di Genova e della Liguria. Per questo fu preso spunto dalla leggenda più antica della regione, già raccontata dai greci, cioè quella di Cicno, giovane re dei bellicosi guerrieri liguri, ammirato da Apollo per la sua bravura nel cantare e nel comporre musica. Amico di Fetonte (figlio di Elio, il Sole), quando questi, dopo aver rubato il carro fiammeggiante del padre, per imperizia o punizione precipitò nel fiume Po, lo pianse così disperatamente assieme alle sorelle di lui che Apollo, per compassione, trasformò le ragazze in pioppi e Cicno in cigno.

Il “Neri”, più banalmente, deriva invece dal karategi nero che si era adottato, già da molti anni e solo per praticità, al posto di quello bianco tradizionale, cosa che spesso è stata vista come scandalosa da alcuni “colleghi” evidentemente più attaccati alla forma che alla sostanza…