Il Karate è una disciplina ormai diffusa e praticata in tutto il mondo, nata e sviluppatasi nelle sue fondamenta nell’arcipelago delle Ryukyu, in maniera particolare nell’Isola di Okinawa; allora il Karate aveva il nome di Tōde. Oggi Okinawa è una prefettura giapponese, tuttavia l’influenza della Cina all’interno del territorio okinawese ha influito fortemente sulla natura del Karate che conosciamo oggi:
A partire dal XIV secolo, infatti, i contatti commerciali e culturali con la Cina — soprattutto con la provincia del Fujian — hanno alimentato scambi di merci e persone, portando all’interno delle Ryukyu il Quanfa cinese, che fuso con il Te (手 — lett. “Mano”), una arte marziale indigena di Okinawa, ha dato forma al Tōde (唐手 — Mano cinese / Mano di Tang).
Tra la fine dell’800′ e gli inizi del 900′ il Giappone ha subito degli importanti cambiamenti: le guerre sino-giapponesi, l’annessione della Corea e la Restaurazione Meiji con l’abolizione dello Shogunato. In questo momento di forte riassetto culturale ed ideologico, il Giappone ha trovato in Okinawa una risorsa importante. L’ascesa del principe Hirohito a imperatore ed il successivo riammodernamento del paese ha cambiato radicamente il Giappone, manifestando l’aspirazione alla modernizzazione, al passo con le grandi capitali europee.
Il Tōde era entrato all’interno della scuola okinawese dal 1905 nei corsi di educazione motoria, ad opera di Hanashiro Chōmo, Ōkubo Shūhachi e lo stesso Itosu Ankō, sotto forma di ginnastica preparatoria (Tōde-taisō). Aveva la duplice natura di coltivare il benessere e favorire, per chi approfondisse gli insegnamenti, lo sviluppo di competenze marziali volte alla difesa personale.
Il 6 marzo 1921 Hirohito assistette, ad Okinawa, ad una manifestazione di Tōde che ha influenzato quello che sarebbe stato il suo futuro in Giappone:

La manifestazione è organizzata da Gichin Funakoshi, allievo del maestro Anko Itosu, che conosceva sia il dialetto okinawese oltre che il giapponese.
Diverse testimonianze sembrano avvalorare la tesi che la Marina Imperiale avesse interesse verso le motodologie del Tōde in quanto i suoi praticanti godevano di buona salute: lo stesso Funakoshi racconta di un aneddoto sul maestro Yabu che durante la visita di leva stupì il medico esaminatore per la sia prestanza!
Se da un parte questa presentazione aveva lo scopo di omaggiare la cultura dell’Isola di Okinawa, certamente, aiutò la curiosità tra i filo-imperiali. Questo non fu il solo evento promozionale per diffondere il Karate ai più, infatti, nuovamente nel 1925, presso la Scuola Normale di Okinawa (Shihan Gakkō), Yasuhito, il fratello di Hirohito, assistente ad una esibizione guidata da Miyagi Chōjun.
L’ammiraglio Kanna Kenwa, che aveva guidato la Katori fino ad Okinawa, dopo la manifestazione del 1921, raccomandò a Funakoshi la promozione del Tōde in Giappone: con il sostegno di Jigoro Kano, fondatore del Judo, fu colui che ne favorì maggiormente la diffusione e che ne garantì l’integrazione all’interno del Budō (武道) giapponese, portando tuttavia impatti significativi; in Giappone verrà modificato il nome, i contenuti e le metodologie del Karate così da avvicinarlo ai già diffusi e condivisi valori della “Via del Guerriero”.
Il Tōde (唐手) era anche noto come Okinawa-Te (沖縄手 — in dialetto okinawese: Uchina-Di) e diventerà, agli inizi del 900′, Karate (空手): il carattere traducibile come “cinese” (唐) sarà sostituito con “vuoto” (空), pur mantenendo nella pronuncia il suono originario. L’uso del termine rimanda da una parte all’idea filosofica di “vuoto”, cara all’immaginario Zen, dall’altra al concetto di “mano vuota”, nel senso letterale di “disarmata”.
Il Karate di Okinawa favorisce una pratica basata sulla difesa personale reale, ma il desiderio di portare il “nuovo” Karate giapponese all’interno del sistema scolastico necessita di un approccio ripetibile, standardizzato e più formale, al costo di determinare modifiche significative nel corpo di conoscenze racchiuso nel Tōde okinawese. L’attenzione data all’agonismo determina delle modifiche sulle modalità di allenamento del Karate, prediligendo un potenziamento selettivo nella sua efficacia all’interno delle competizioni sportive piuttosto che nella difesa.
Il “Tegumi”, il combattimento praticato nel Tōde, si modifica nel “Kumite” tipico del Karate moderno, più facile da arbitrare e che predilige il combattimento a media distanza rispetto al combattimento a corta distanza che si pratica nel Tōde: nella pratica del Karate giapponese viene ridotto all’osso l’uso di leve articolari, sottomissioni e l’applicazione dei punto di pressione.
I contenuti andavano semplificati e “massificati” per poter ben integrarsi al sistema scolatico del Giappone della restaurazione: il Budō già includeva “Vie” che si occupassero dello studio delle armi (come il Kendo, lo Iaido, il Jodo) e quindi si scelse di eliminare il Kobudo che ad Okinawa era integrato nello studio del Karate. A tutt’oggi nel Karate di Okinawa è consueto lo studio di: Bo (Bastone lungo), Sai, Nunchaku, Tonfa, Kama ed Eku (Remo).
Benché il processo di standardizzazione del Karate giapponese abbia portato ad una diffusione capillare di questa disciplina, favorendone l’evoluzione secondo gli standard sportivi, il nostro desiderio è quello di preservare le ricche conoscenze del Tōde okinawese e garantirne il mantenimento nel tempo nella sua totalità.
